lunedì 9 febbraio 2015

Zuppa di porri alla birra, con briciole profumate all'arancia e rosmarino






Ero stata fuori casa una settimana, forse qualcosa in più. Ma i giorni volavano. Entravo in aula la mattina alle 9 e ne uscivo intorno alle 20, stremata mentalmente dalle tante informazioni che mi venivano date a lezione.
Facevo appena in tempo a raggiungere, con i compagni di corso, uno dei ristoranti vicini, non tantissimi nella zona, per mangiare un buon piatto di ciceri e tria (minestra di ceci) o purè di fave e cicorie.
Arrivata in camera, facevo la telefonata della buonanotte e mi abbandonavo, esausta, fra le braccia di Morfeo. 
Sempre la stessa routine, ogni giorno. Lezioni spesso interessanti, a volte meno, che servirono a far volare questo tempo che, prima di partire, sembrava lungo, pensandomi lontana dalla famiglia. 
Inutile parlare della caldissima accoglienza che mi fu riservata, al rientro. 
Fortunatamente l'aereo partì in orario, portandomi a Pisa intorno alle 11. Una volta a casa, Walter (il mio pelosissimo pargolo, di razza persiana) iniziò a correre, come posseduto, per la gioia di avermi rivista, dopo questi giorni passati fuori. 
E così passò praticamente tutto il giorno. Correndo e saltando.
Mi concessi una bellissima giornata di relax, sistemando i vestiti nell'armadio, leggendo qualcosa sul divano, alternando momenti di sonno e veglia. Il maritozzo fece anche la spesa, colmando il frigo di buonissime verdure invernali, pronte per essere cucinate.
Intorno alle 19, un po' presto per i nostri soliti orari, iniziai a tagliare i porri, schivando Walter che saltellava, passando fra le mie gambe o arrampicandosi al grembiule da cucina.
Non mi accorsi della sua assenza, ad un certo punto, per quanto mi stavo rilassando ai fornelli, ma lui aveva preparato tutto per un benvenuto speciale.
Lasciai la cena in cottura e, con un buon bicchiere di vino in mano, mi diressi verso la sala, chiamando il micio.
Mi stava aspettando, nascosto dietro la poltrona, per darmi prova della sua gioia di rivedermi. Fece una parabola, passando dietro il tavolo da gioco, attraversando il tappeto e prendendo lo slancio sul pouf di pelle, per saltarmi addosso con tutto l'affetto che un micione può riservare per la sua padrona.
Esito: spalliera della poltrona bucata dalle sue unghie, utilizzata come blocco di partenza. Pouf in pelle bianca graffiato, perché il piccolo non salta ancora molto, quindi deve darsi una bella spinta per arrivare a me. Tappeto beige, improvvisamente maculato, tendente al rosso Amarone. Pur essendo incavolata, stanca, con la faccia annaffiata di vino e mezza sala da sistemare, non riuscii a fare a meno di strizzarlo fra le braccia, per quanto amore mi dimostrò con quel gesto. 







Ingredienti per 2 persone:

6 porri piccoli
300 ml birra non filtrata
1 patata
2 cucchiai abbondanti di caprino fresco 
1 fetta di pane di segale
1/2 scorza d'arancia
1 stelo di rosmarino
10 grani di pepe rosa in salamoia
acqua calda  qb
sale qb
pepe bianco qb
olio evo qb






Pulite e tagliate i porri a rondelle. Lasciateli qualche minuto a bagno in acqua fredda, per togliere i residui di terra. 
Pelate la patata e tagliatela a dadini di 1/2 cm. 
Fate rosolare i porri e la patata con un filo di olio, in una casseruola per qualche minuto. 
Aggiungete un cucchiaio di acqua calda, per non farli attaccare.
Una volta ammorbidita la verdura, alzate la fiamma e versate la birra, facendola sfumare per un paio di minuti. 
Abbassate nuovamente la fiamma, coprite e lasciate cuocere per circa 20 minuti, aggiungendo altra acqua calda, se necessario. 
In un padellino a parte sbriciolate la fetta di pane nero, aggiungete un filo d'olio, il rosmarino, il pepe rosa e la scorza d'arancia grattugiata. 
Fate rosolare leggermente e togliete dal fuoco. 
Una volta cotta la minestra, regolate di sale e pepe bianco, versandola in due piatti fondi. 
Formate una quenelle di caprino, aggiungete il pane all'arancia e servite molto calda.